canti digitali

«In questi Canti Digitali Alberto Mori riesce a combinare, sintetizzandoli nel suo linguaggio originale, parole apparentemente inaccostabili, in primis quelle del titolo, poi ripreso nei quattro bellissimi versi che fanno da viatico a tutta la raccolta.»

( Silvia Dal Negro)

«Si entra nel testo redatto in puro stile linguistico “informatichese” percorrendo cantieri verbo visuali davvero sorprendenti: Action And Products, Phone & Sounds, Web Light, Lost in Google, Techno Vision, Set Spot Location, Digital Embodies, in ciascuno dei quali si sperimenta lo spazio-azione-produzione, il suono-fono, la luce oltre il lumen, oltre lo splendor, oltre l’antropocentrismo, a favore di un sostantivante artificio finalizzato alla ottimizzazione -trasformazione finale in una ipotesi di “incorporazioni digitali” a presagire un improbabile, ma non impossibile, completo scambio simbiotico: “Nel rovescio vuoto identitario / spazio apre / >esserci< / Così sei salva con nome” [Digital Embodies]. » (Maria Grazia Martina )

«(…) l’opera mostra la complessità critica del rapporto tra poesia, libro, recitazione e media, con una cifra stilistica matura per la precedente esperienza dell’autore, ma non per questo al sicuro dall’ inquietante e inebriante potenza della macchina semiotica del web.» (Franco Gallo )

 

 

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